C’è una frase che sento quasi ogni settimana in ambulatorio: «Dottore, ho smesso di fare tutto, perché ogni volta che mi muovo la schiena mi fa male». È una reazione comprensibile. Quando qualcosa fa male, l’istinto ci dice di fermarci, di proteggerci, di aspettare che passi.
Nel dolore acuto, per qualche giorno, rallentare può avere senso. Ma quando il mal di schiena dura da più di tre mesi e diventa cronico, fermarsi rischia di trasformarsi nel problema invece che nella soluzione. In questo articolo voglio spiegarti, con calma, perché l’esercizio terapeutico per il mal di schiena è oggi uno dei trattamenti con le prove più solide, come iniziare senza paura, quali esercizi scegliere e quando, invece, è il momento di farsi vedere subito.

Un problema che riguarda centinaia di milioni di persone
Il mal di schiena non è un disturbo di pochi. Secondo l’analisi più recente del Global Burden of Disease, nel 2020 ne soffrivano circa 619 milioni di persone nel mondo, e la stima per il 2050 supera gli 840 milioni. È la prima causa di anni vissuti con disabilità a livello globale. Non è un dettaglio statistico: significa giornate di lavoro perse, notti agitate, rinunce allo sport, ai viaggi, a giocare con i propri figli o nipoti.
Nella grande maggioranza dei casi si parla di mal di schiena aspecifico: non c’è una singola struttura «rotta» da riparare, ma un insieme di fattori – muscoli poco allenati, articolazioni rigide, stress, sonno scarso, paura del movimento – che si alimentano a vicenda.
Perché il riposo prolungato peggiora le cose
Quando una persona con lombalgia cronica smette di muoversi, nel giro di poche settimane succedono tre cose:
- i muscoli si indeboliscono, soprattutto quelli profondi che sostengono la colonna;
- le articolazioni diventano più rigide, e ogni movimento sembra più faticoso;
- cresce la paura di muoversi, e con essa l’attenzione al dolore, che diventa sempre più protagonista.
È un circolo vizioso: meno mi muovo, meno sono allenato, più il movimento mi fa male, meno mi muovo. Le linee guida internazionali, riassunte nella serie del Lancet sul mal di schiena, lo dicono chiaramente: la prima scelta è l’educazione, la ripresa delle attività normali e l’esercizio, mentre riposo, esami di imaging ripetuti, oppioidi, infiltrazioni e chirurgia sono spesso usati più del necessario.
Il «corsetto naturale» della colonna
Per capire perché il movimento aiuta, immagina la colonna come un’antenna sottile, tenuta dritta da tanti tiranti. Quei tiranti sono i muscoli. Tra questi, due lavorano in profondità e meritano un nome:
- il multifido, una serie di piccoli fasci muscolari che corrono lungo le vertebre e ne controllano i movimenti uno per uno;
- il trasverso dell’addome, che avvolge la pancia come una fascia e, contraendosi, aumenta la pressione addominale e sostiene la zona lombare.
Insieme formano quello che spesso chiamo il corsetto naturale della colonna. Quando sono allenati, distribuiscono meglio i carichi su vertebre e dischi, migliorano il controllo del tronco e riducono i movimenti scorretti che, ripetuti mille volte al giorno, irritano le strutture della schiena. Il punto è che nessun busto esterno può sostituirli nel lungo periodo: vanno allenati.
Cosa dice la scienza
Mi piace che i consigli che do ai miei pazienti poggino su studi seri. Ecco i principali, tutti verificati su PubMed.
249 studi: l’esercizio funziona
La revisione Cochrane più ampia sul tema ha raccolto 249 studi clinici su adulti con mal di schiena cronico aspecifico. Conclusione: con un livello di certezza moderato, l’esercizio terapeutico è probabilmente più efficace di nessun trattamento, delle cure abituali o del placebo nel ridurre il dolore, con una differenza clinicamente rilevante. L’effetto sulle limitazioni funzionali è più piccolo, e gli effetti indesiderati riportati sono stati per lo più lievi, come l’indolenzimento muscolare (Hayden et al., Cochrane Database Syst Rev 2021, PMID 34580864).
Non esiste l’esercizio perfetto
Lo stesso gruppo di ricerca ha poi confrontato tra loro i diversi tipi di esercizio, in una network meta-analisi di 217 studi e quasi 21.000 partecipanti. Quasi tutti i tipi di esercizio sono risultati più efficaci di un trattamento minimo; Pilates, metodo McKenzie e programmi di recupero funzionale hanno mostrato i risultati migliori. Ma la frase che mi piace di più è nelle conclusioni: le persone con mal di schiena cronico dovrebbero essere incoraggiate a fare l’esercizio che preferiscono, perché è quello che riusciranno a mantenere nel tempo (Hayden et al., J Physiother 2021, PMID 34538747).
Un’altra network meta-analisi, pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, ha analizzato 89 studi: con evidenze di qualità ancora bassa, Pilates, esercizi di controllo motorio, rinforzo muscolare ed esercizio aerobico sono risultati i più utili a seconda dell’obiettivo (dolore, funzione, umore). E l’esercizio attivo sembra dare più dei soli trattamenti passivi «a mani» del terapista (Owen et al., Br J Sports Med 2020, PMID 31666220).
Camminare per non ricadere
Lo studio WalkBack, pubblicato su The Lancet nel 2024, ha seguito 701 adulti appena guariti da un episodio di mal di schiena. Metà ha ricevuto un programma di camminata progressiva e personalizzata, con educazione e sei incontri con un fisioterapista in sei mesi; l’altra metà nessun intervento. Chi camminava ha avuto un rischio più basso di ricaduta: il tempo mediano prima di un nuovo episodio è stato di 208 giorni, contro 112 nel gruppo di controllo. In più, il programma si è rivelato conveniente anche sul piano dei costi (Pocovi et al., Lancet 2024, PMID 38908392).
Il quadro generale
Infine, i dati sul peso globale del problema vengono dal Global Burden of Disease 2021 (GBD 2021 Low Back Pain Collaborators, Lancet Rheumatol 2023, PMID 37273833), mentre la sintesi sulle raccomandazioni delle linee guida è nella serie del Lancet sul mal di schiena (Foster et al., Lancet 2018, PMID 29573872).
Come iniziare con l’esercizio terapeutico per il mal di schiena
Non serve una palestra attrezzata. Serve un piano semplice e la pazienza di seguirlo.
1. Cammina ogni giorno
Inizia con quello che riesci a fare senza che il dolore aumenti in modo importante: anche 10 minuti vanno bene. Poi aggiungi qualche minuto ogni settimana, fino ad arrivare a 20–30 minuti al giorno. Camminare muove i dischi, attiva i muscoli del tronco e abbassa lo stress, che amplifica il dolore.
2. Allena il controllo del tronco
Tre esercizi di base, da imparare bene prima di aumentare:
- Bird-dog: a quattro zampe, allunghi un braccio e la gamba opposta mantenendo la schiena ferma, come se avessi un bicchiere d’acqua appoggiato sulla zona lombare.
- Ponte: sdraiato sulla schiena con le ginocchia piegate, sollevi il bacino contraendo i glutei, senza inarcare la zona lombare.
- Plank modificato: appoggiato sugli avambracci e sulle ginocchia, invece che sui piedi, mantieni il corpo allineato per pochi secondi, respirando con calma.
3. Progredisci in modo graduale
Il dolore lieve e passeggero durante l’esercizio non è un segnale di danno. Una buona regola pratica: se il dolore resta tollerabile e il giorno dopo non è peggiorato, puoi continuare o aumentare leggermente. Se invece aumenta in modo netto, riduci il carico, non abbandonare. Qui il fisioterapista è prezioso: imposta la tecnica giusta, sceglie la progressione e ti aiuta a non mollare nei momenti difficili.
4. La costanza vale più dell’intensità
Meglio poco ogni giorno che tanto una volta alla settimana. Venti minuti quotidiani di camminata e cinque minuti di esercizi valgono più di un’ora di palestra il sabato, seguita da tre giorni di dolore.
Quando farsi vedere subito
L’esercizio è la base, ma ci sono segnali che richiedono una valutazione specialistica senza aspettare:
- dolore che scende lungo la gamba con formicolio o debolezza;
- perdita di controllo di urine o feci, o ridotta sensibilità nella zona genitale;
- febbre, calo di peso non spiegato, dolore notturno che non passa con il riposo;
- dolore comparso dopo una caduta o un trauma.
In questi casi il movimento resta importante, ma prima serve capire cosa sta succedendo.
E la chirurgia?
Sono un chirurgo vertebrale, e proprio per questo te lo dico con sincerità: nella grande maggioranza dei casi di mal di schiena cronico aspecifico l’intervento non è la risposta. La chirurgia, per esempio un’artrodesi, ha un ruolo preciso solo quando serve davvero, in quadri selezionati e dopo un percorso conservativo ben fatto. Anche in quei casi, prima e dopo l’intervento, il movimento resta il primo alleato della colonna.
Domande frequenti
Se ho mal di schiena devo stare a riposo?
Nel dolore acuto qualche giorno di attività ridotta può aiutare, ma il riposo a letto prolungato è sconsigliato. Nel mal di schiena cronico il movimento graduale è parte della cura.
Qual è l’esercizio migliore per il mal di schiena?
Non esiste un esercizio perfetto per tutti. Pilates, rinforzo, controllo del tronco e camminata hanno tutti evidenze favorevoli: il migliore è quello che riesci a fare con costanza, meglio se impostato con un fisioterapista.
Fare esercizio con il dolore è pericoloso?
Un dolore lieve e tollerabile durante l’esercizio è comune e non indica un danno. Se il dolore aumenta in modo netto o compaiono sintomi alle gambe, fermati e chiedi una valutazione.
Quanto tempo serve per vedere risultati?
Di solito servono alcune settimane di esercizio regolare. L’obiettivo non è solo meno dolore, ma più autonomia nelle attività quotidiane e meno ricadute nel tempo.
Camminare basta?
Camminare è un ottimo punto di partenza e, secondo lo studio WalkBack, aiuta a prevenire le ricadute. Abbinare qualche esercizio di controllo del tronco rende il percorso più completo.
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Contenuto divulgativo: non sostituisce una visita medica, una diagnosi o una terapia personalizzata.
Riferimenti
- Hayden JA et al. Exercise therapy for chronic low back pain. Cochrane Database Syst Rev. 2021. PMID 34580864
- Hayden JA et al. Some types of exercise are more effective than others in people with chronic low back pain: a network meta-analysis. J Physiother. 2021. PMID 34538747
- Owen PJ et al. Which specific modes of exercise training are most effective for treating low back pain? Network meta-analysis. Br J Sports Med. 2020. PMID 31666220
- Pocovi NC et al. Effectiveness and cost-effectiveness of an individualised, progressive walking and education intervention for the prevention of low back pain recurrence in Australia (WalkBack). Lancet. 2024. PMID 38908392
- GBD 2021 Low Back Pain Collaborators. Global, regional, and national burden of low back pain, 1990–2020, its attributable risk factors, and projections to 2050. Lancet Rheumatol. 2023. PMID 37273833
- Foster NE et al. Prevention and treatment of low back pain: evidence, challenges, and promising directions. Lancet. 2018. PMID 29573872