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Dr. Vito Lavanga

 

Patologie · Chirurgia vertebrale · Lainate

Ernia del disco: sintomi, cure e quando operare

Letta dal Dr. Vito Lavanga

L’ernia del disco si verifica quando una parte del disco intervertebrale esce dalla sua sede e irrita o comprime una radice nervosa. Ne derivano dolore che scende lungo la gamba (sciatica) o lungo il braccio, formicolio e, a volte, perdita di forza. È più frequente tra i 30 e i 50 anni [6] e, nella grande maggioranza dei casi, migliora senza intervento.

30–50 annil’età in cui l’ernia lombare è più frequente; gli uomini sono colpiti circa il doppio delle donne [6].
96% e 70%le ernie migrate (sequestri) e quelle espulse (estrusioni) che si riducono spontaneamente [4].
95%i pazienti guariti o molto migliorati dopo un anno, sia con l’intervento precoce sia con le cure conservative; l’intervento accorcia i tempi del sollievo [2].
48 oreil tempo entro cui operare la sindrome della cauda equina: oltre questa soglia i risultati peggiorano [10].

Che cos’è il disco intervertebrale

Tra una vertebra e l’altra si trova un disco che fa da ammortizzatore e permette alla colonna di piegarsi e ruotare. È formato da un anello fibroso esterno, fatto di strati di fibre incrociate, e da un nucleo polposo interno, gelatinoso e ricco d’acqua. Dietro al disco corre il canale vertebrale, da cui escono le radici nervose dirette alle gambe (Figura 1).

Illustrazione 3D di due vertebre lombari con il disco intervertebrale aperto: nucleo polposo, anello fibroso, sacco durale e radici nervose
Figura 1

Il disco sano e le radici nervose

Due vertebre lombari con il disco tra loro: uno spicchio è stato tolto per mostrare l’interno.

Vista laterale e leggermente posteriore: a sinistra la parte anteriore della colonna (pancia), a destra la parte posteriore (schiena).

Cosa mostra ogni numero
  • 1Nucleo polposo. Il gel centrale, ricco d’acqua. Sotto carico si deforma e distribuisce la pressione in modo uniforme, come un cuscinetto idraulico.
  • 2Anello fibroso. Strati concentrici di fibre incrociate che contengono il nucleo. Con l’età e i carichi ripetuti possono comparire piccole fissure: è da qui che parte l’ernia.
  • 3Corpo vertebrale. La parte anteriore e più robusta della vertebra, che sostiene il peso. Il disco è saldamente unito ai piatti vertebrali sopra e sotto e non può “scivolare via”.
  • 4Sacco durale. La guaina che contiene il liquor e, nella zona lombare, le radici nervose della cauda equina (il midollo spinale termina più in alto).
  • 5Radici nervose. Si staccano dal sacco durale ed escono di lato e all’indietro attraverso i forami intervertebrali, sotto il peduncolo di ogni vertebra. Portano sensibilità e forza alla gamba.
  • 6Elementi posteriori. Processi spinosi, processi trasversi e faccette articolari: proteggono il canale vertebrale, guidano il movimento e offrono attacco ai muscoli.

Illustrazione semplificata: le radici sono disegnate leggermente aperte a ventaglio per renderle visibili.

Come si forma l’ernia

Con l’età il disco perde acqua e l’anello può fissurarsi. Sotto carico, parte del nucleo spinge verso l’esterno. La nomenclatura internazionale distingue tre forme principali [7]:

  • Protrusione: il disco sporge oltre il suo margine con una base larga; l’anello è ancora contenitivo.
  • Estrusione (ernia espulsa): il materiale passa attraverso la fissura e la sua parte esterna è più larga del “collo” da cui è uscito.
  • Sequestro (ernia migrata): un frammento si stacca completamente dal disco e può spostarsi verso l’alto o verso il basso nel canale.

Il dolore non dipende solo dallo schiacciamento meccanico: il materiale del nucleo provoca anche un’infiammazione della radice. Per questo un’ernia piccola può far molto male e una grande, a volte, quasi nulla.

Tre sezioni orizzontali di una vertebra lombare: disco integro, ernia espulsa che preme sulla radice, frammento migrato nel canale
Figura 2

Come si forma l’ernia: dal disco integro al frammento migrato

La stessa vertebra lombare vista dall’alto in tre situazioni diverse.

Sezione orizzontale vista dall’alto: in basso la parte anteriore (il disco), in alto la parte posteriore (l’arco osseo e il canale vertebrale).

Cosa mostra ogni numero
  • ADisco integro. Il nucleo è contenuto dall’anello e il canale è libero. Nella protrusione, il primo stadio, il bordo posteriore del disco sporge appena con una base larga, ma l’anello resta continuo [7].
  • BErnia espulsa (estrusione). Il materiale del nucleo passa attraverso una fissura dell’anello, di lato e all’indietro (posterolaterale), ed entra nel canale premendo sul sacco durale e sulla radice di quel lato [7].
  • CErnia migrata (sequestro). Un frammento si stacca del tutto dal disco e resta libero nel canale, accanto alla radice. Paradossalmente sono proprio queste le ernie che si riassorbono più spesso [4].
  • 1Nucleo polposo. Il gel centrale del disco.
  • 2Anello fibroso. Gli anelli di fibre che circondano il nucleo.
  • 3Sacco durale. Contiene il liquor e le radici della cauda equina.
  • 4Radici nervose. Ai lati del sacco, dirette verso i forami di uscita.
  • 5Arco posteriore. Lamine e processo spinoso: chiudono il canale dietro.
  • 6Materiale espulso. Nucleo uscito dalla fissura, ancora collegato al disco.
  • 7Frammento libero. Pezzo di disco staccato, nel canale accanto alla radice.

Il riquadro A mostra il disco integro come confronto; la protrusione è descritta nel testo perché nel disegno sarebbe appena visibile.

I sintomi: dipendono da quale radice è coinvolta

L’ernia lombare colpisce soprattutto i livelli L4-L5 e L5-S1 [6]. Il sintomo tipico è la sciatica: un dolore che dalla schiena o dal gluteo scende lungo la gamba, spesso più forte del mal di schiena stesso, che peggiora stando seduti, tossendo o starnutendo.

Livello e radice Dove si sente Cosa si può indebolire
L4-L5 → radice L5 Lato esterno della gamba, dorso del piede, alluce Sollevare il piede e l’alluce (camminare sui talloni)
L5-S1 → radice S1 Dietro coscia e polpaccio, pianta e bordo esterno del piede Stare in punta di piedi; riflesso achilleo ridotto
Ernia laterale L4-L5 → radice L4 Davanti alla coscia, lato interno della gamba Estendere il ginocchio; riflesso rotuleo ridotto
Vista posteriore della colonna lombare con il canale aperto: ernia del disco L5-S1 a destra che comprime la radice nervosa S1, evidenziata in rosso
Figura 3

Quale nervo viene schiacciato: l’esempio di un’ernia L5-S1

Colonna lombare vista da dietro, con l’arco posteriore tolto: un’ernia L5-S1 sul lato destro comprime la radice S1.

Vista posteriore: le lamine e i processi spinosi sono stati rimossi per vedere dentro il canale. La destra del paziente corrisponde alla destra dell’immagine.

Cosa mostra ogni numero
  • 1Sacco durale. Scende al centro del canale; dai suoi lati si staccano, livello per livello, le radici nervose.
  • 2Ernia L5-S1 posterolaterale. Il materiale del disco tra la quinta vertebra lombare e il sacro esce di lato e all’indietro, accanto al sacco.
  • 3Radice S1 compressa. La radice che si è appena staccata dal sacco e “passa sopra” il disco viene schiacciata e infiammata (alone rosso). Dà dolore alla parte posteriore della coscia e del polpaccio, alla pianta e al bordo esterno del piede, riduzione del riflesso achilleo e fatica a stare in punta di piedi.
  • 4Radici del lato opposto. Sono libere: per questo i sintomi interessano di solito una sola gamba.
  • 5Osso sacro. La base della colonna; le radici sacrali escono dai suoi forami.
  • 6Processo trasverso di L5. Riferimento osseo laterale dell’ultima vertebra lombare.

Allo stesso modo, un’ernia posterolaterale L4-L5 comprime di solito la radice L5, mentre un’ernia laterale (foraminale) comprime la radice che esce a quel livello, cioè L4. Per questo la visita, che individua la radice coinvolta, deve sempre corrispondere alla risonanza.

Ernia cervicale. Nel collo l’ernia dà dolore che scende nel braccio (cervicobrachialgia), con formicolio alle dita. La radice più spesso coinvolta è C7 (dito medio, tricipite), seguita da C6 (pollice, bicipite) [11]. In uno studio di popolazione, a distanza di anni il 90% delle persone era senza sintomi o con disturbi lievi [11]. Impaccio nell’uso delle mani o un cammino instabile possono indicare una sofferenza del midollo (mielopatia) e richiedono una visita in tempi brevi. Approfondimento: cervicobrachialgia.

Quando andare subito in Pronto Soccorso

Non aspetti la visita programmata se compaiono:

  • difficoltà a trattenere o a emettere urina o feci;
  • intorpidimento “a sella” (zona genitale, perineo, interno cosce);
  • perdita di forza che peggiora rapidamente in una o entrambe le gambe.

Possono indicare una sindrome della cauda equina, una compressione grave di tutte le radici lombari [5]. È un’urgenza chirurgica: una meta-analisi ha mostrato risultati migliori su sensibilità, forza, vescica e intestino quando la decompressione avviene entro 48 ore dall’esordio [10]. Anche febbre, una storia di tumore o un trauma importante associati al mal di schiena richiedono una valutazione rapida [5].

Come si fa la diagnosi

La diagnosi parte dalla visita: il racconto dei sintomi, il test di sollevamento della gamba tesa (Lasègue), i riflessi, la forza e la sensibilità indicano quale radice è coinvolta. La risonanza magnetica è l’esame di riferimento quando i sintomi sono compatibili con una radicolopatia [3]: conferma l’ernia e ne mostra dimensione e posizione (Figura 4). TC ed elettromiografia servono in casi selezionati. In assenza di segni d’allarme, la risonanza non è sempre necessaria subito: si richiede se i sintomi non migliorano o se si valuta un’infiltrazione o un intervento.

Attenzione ai referti. In uno studio su 98 persone senza mal di schiena, il 52% aveva una bombatura del disco, il 27% una protrusione e l’1% un’estrusione [8]. Una revisione su 3.110 persone senza dolore ha trovato protrusioni nel 29% dei ventenni e nel 43% degli ottantenni [9]. Una “ernia” nel referto, quindi, conta solo se corrisponde ai sintomi e alla visita.

Schema di risonanza magnetica sagittale T2 della colonna lombare con disco L4-L5 scuro e piccola ernia posteriore che entra nel canale
Figura 4

Come si vede l’ernia alla risonanza magnetica

Schema di una risonanza lombare in sezione laterale (sagittale), sequenza T2: in bianco l’acqua.

Schema didattico, non una risonanza di un paziente. A sinistra la parte anteriore, a destra la schiena; dall’alto in basso L3, L4, L5 e il sacro.

Cosa mostra ogni numero
  • 1Corpo vertebrale. Le vertebre appaiono grigie, con un segnale uniforme.
  • 2Disco sano (L3-L4). Chiaro in T2 perché ricco d’acqua.
  • 3Disco degenerato (L4-L5). Più scuro e più basso (il cosiddetto “disco nero”): ha perso acqua. È un reperto molto comune anche in chi non ha dolore [9].
  • 4Ernia. Piccola sporgenza scura dietro al disco che entra nel canale e “interrompe” la colonna bianca del liquor.
  • 5Liquor. Il liquido che circonda le radici: in T2 è bianco brillante e fa da contrasto naturale.
  • 6Radici della cauda equina. Le linee sottili che scendono nel liquor.
  • 7Processi spinosi. Gli elementi ossei posteriori, sotto la pelle della schiena.
  • 8Disco sano (L5-S1). Di nuovo chiaro, con altezza conservata.

La risonanza va sempre letta insieme ai sintomi: protrusioni e dischi scuri si trovano spesso anche in persone senza alcun dolore.

L’ernia si riassorbe da sola?

Spesso sì. Il sistema immunitario riconosce il materiale uscito dal disco come estraneo e lo “ripulisce” progressivamente. Una revisione sistematica ha calcolato una regressione spontanea nel 96% delle ernie migrate, nel 70% delle ernie espulse, nel 41% delle protrusioni e nel 13% delle semplici bombature; la scomparsa completa è avvenuta nel 43% dei sequestri e nel 15% delle estrusioni [4]. Le ernie più grandi e “uscite”, quindi, non sono necessariamente le peggiori.

Si può guarire senza intervento?

Sì, nella maggior parte dei casi. Il percorso conservativo comprende:

  • Informazione e movimento: restare attivi nei limiti del dolore; il riposo a letto prolungato non aiuta e indebolisce i muscoli.
  • Farmaci: antidolorifici e antinfiammatori, su indicazione del medico e per il tempo necessario.
  • Fisioterapia: esercizi personalizzati per controllare il dolore, recuperare il movimento e rinforzare il tronco.
  • Infiltrazioni: in casi selezionati, il cortisone iniettato vicino alla radice (per via epidurale o periradicolare, sotto guida radiologica) può dare sollievo nel breve termine [3].

Il percorso di cura dell’ernia del disco

⚠ Segni d’allarme: Pronto Soccorso subitoDifficoltà a trattenere o a emettere urina o feci, intorpidimento “a sella” (zona genitale e interno cosce), perdita di forza che peggiora rapidamente in una o entrambe le gambe [5][10].
1

Cure conservative

Prime settimane

  • Informazione e rassicurazione: l’ernia spesso si riduce da sola [4]
  • Restare attivi, evitare il letto prolungato
  • Farmaci su indicazione medica
  • Fisioterapia ed esercizio guidato

Si passa oltre se il dolore resta forte e invalidante nonostante cure ben condotte.

2

Infiltrazione

Casi selezionati

  • Cortisone vicino alla radice infiammata (epidurale o periradicolare), sotto guida radiologica
  • Obiettivo: sollievo a breve termine per superare la fase acuta [3]

Si valuta l’intervento se il beneficio è insufficiente o di breve durata.

3

Intervento

Microdiscectomia o endoscopia

  • Deficit di forza importante o in peggioramento
  • Dolore alla gamba invalidante oltre 6–12 settimane, con risonanza che corrisponde ai sintomi [2]
  • Sindrome della cauda equina: in urgenza [10]

La decisione si prende insieme al paziente: l’intervento accelera il sollievo [2].

In ogni fase: la risonanza deve corrispondere alla visita. Non si opera un’immagine, si cura un paziente.

Quando si valuta l’intervento

La chirurgia si propone in caso di deficit di forza importante o in peggioramento, di sindrome della cauda equina o di un dolore alla gamba invalidante che non migliora dopo circa 6–12 settimane di cure ben condotte, con una risonanza che corrisponde ai sintomi.

Cosa dicono gli studi più importanti:

  • Nello studio olandese pubblicato sul New England Journal of Medicine, chi è stato operato presto ha avuto un sollievo dal dolore alla gamba più rapido; a un anno, però, la probabilità di sentirsi guariti era del 95% in entrambi i gruppi. Nel gruppo conservativo, il 39% è stato comunque operato nel corso del tempo [2].
  • Nello studio americano SPORT, entrambi i gruppi sono migliorati in modo sostanziale [1]; a 8 anni chi era stato operato aveva un miglioramento maggiore, con risultati stabili nel tempo in entrambi i gruppi [12].

La decisione, quindi, non è “obbligata” dall’immagine: si prende insieme al paziente in base all’intensità del dolore, al lavoro, alle aspettative e alla rapidità con cui si desidera tornare alla vita normale.

Come funziona la microdiscectomia

L’intervento più comune è la microdiscectomia: attraverso una piccola incisione e con il microscopio si apre una piccola finestra nell’osso, si sposta delicatamente la radice e si rimuove solo il frammento che la comprime. Il resto del disco rimane al suo posto e non si inseriscono viti (Figura 5). In casi selezionati il Dott. Lavanga utilizza l’endoscopia vertebrale biportale, con due piccoli accessi.

Le tecniche endoscopiche sono state confrontate con la microdiscectomia tradizionale: in uno studio randomizzato su 613 pazienti, l’endoscopia transforaminale non è risultata inferiore, con meno perdita di sangue, ricovero più breve e mobilizzazione più precoce [13].

Illustrazione 3D di microdiscectomia mininvasiva: divaricatore tubulare e micro-pinza che rimuovono il frammento di ernia accanto alla radice nervosa
Figura 5

La microdiscectomia: si toglie solo il frammento

Concetto di microdiscectomia mininvasiva: attraverso una piccola apertura si rimuove il frammento che comprime la radice.

Vista posteriore obliqua della colonna lombare durante l’intervento.

Cosa mostra ogni numero
  • 1Accesso mininvasivo. Un piccolo divaricatore attraverso un’incisione di pochi centimetri; si lavora con il microscopio o, in casi selezionati, con l’endoscopio.
  • 2Micro-pinza. Afferra e rimuove il frammento erniato.
  • 3Frammento erniato. La parte di disco uscita dalla sede: è l’unica che si toglie.
  • 4Radice nervosa. Una volta liberata dalla pressione, il dolore alla gamba di solito si riduce in fretta.
  • 5Sacco durale. Viene protetto e spostato delicatamente.
  • 6Muscoli paravertebrali. Vengono divaricati, non tagliati.
  • 7Piccola finestra ossea. Si apre solo lo spazio necessario sul bordo della lamina (laminotomia).
  • 8Disco. Il resto del disco rimane in sede: non si mettono viti né protesi, non è un’artrodesi.

Illustrazione di principio: la tecnica esatta (microscopio, divaricatore tubulare o endoscopia biportale) si sceglie caso per caso.

Il recupero dopo l’intervento

  • Giorno stesso o giorno dopo: ci si alza e si cammina; il dolore alla gamba di solito si riduce già nei primi giorni, mentre formicolio e forza possono richiedere settimane o mesi.
  • Prime settimane: camminate quotidiane di durata crescente, evitando di sollevare pesi e di restare seduti a lungo.
  • Lavoro e sport: i lavori sedentari si riprendono di solito prima di quelli fisicamente pesanti; i tempi vengono definiti alla visita di controllo.
  • Fisioterapia: un programma di rinforzo del tronco con i fisioterapisti di Ortho-Next accompagna il ritorno graduale alle attività.

L’ernia può tornare?

In una minoranza di casi sì. Nello studio randomizzato olandese sull’endoscopia, entro un anno è stato necessario un nuovo intervento nel 5–6% dei pazienti, con risultati simili tra le due tecniche [13]. Il controllo del peso, il rinforzo del tronco e il ritorno graduale ai carichi aiutano a ridurre il rischio. Nelle recidive ripetute, o quando al disco consumato si associa un cedimento del segmento, si può valutare un’artrodesi lombare, ad esempio con tecnica TLIF.

Prevenzione

Attività fisica regolare, pause frequenti dalla posizione seduta, una corretta tecnica nel sollevare i pesi (schiena dritta, carico vicino al corpo, forza dalle gambe), il mantenimento di un peso adeguato e lo stop al fumo aiutano la salute del disco e riducono il rischio di ricadute.

Video del Dott. Lavanga

Ernia del disco lombare: che cos’è e che cosa provoca

Ernia del disco: i sintomi da non ignorare e quando serve l’intervento

Ernia del disco: l’ortopedia della colonna vertebrale

Lombosciatalgia: capire il dolore e come curarlo

Radio Dossier24: ernia del disco, sintomi, diagnosi e cure moderne

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Dott. Vito Lavanga, ortopedico e chirurgo della colonna vertebrale, oltre 2.300 interventi. Riceve a Ortho-Next, Lainate, e nelle altre sedi in cui opera.

Approfondimenti correlati

Riferimenti scientifici (PubMed)

  1. Weinstein JN et al. Surgical vs nonoperative treatment for lumbar disk herniation: the Spine Patient Outcomes Research Trial (SPORT): a randomized trial. JAMA. 2006. PMID 17119140
  2. Peul WC et al. Surgery versus prolonged conservative treatment for sciatica. N Engl J Med. 2007. PMID 17538084
  3. Kreiner DS et al. An evidence-based clinical guideline for the diagnosis and treatment of lumbar disc herniation with radiculopathy. Spine J. 2014. PMID 24239490
  4. Chiu CC et al. The probability of spontaneous regression of lumbar herniated disc: a systematic review. Clin Rehabil. 2015. PMID 25009200
  5. Finucane LM et al. International Framework for Red Flags for Potential Serious Spinal Pathologies. J Orthop Sports Phys Ther. 2020. PMID 32438853
  6. Jordan J, Konstantinou K, O’Dowd J. Herniated lumbar disc. BMJ Clin Evid. 2009. PMID 19445754
  7. Fardon DF et al. Lumbar disc nomenclature: version 2.0. Recommendations of the combined task forces of NASS, ASSR and ASNR. Spine J. 2014. PMID 24768732
  8. Jensen MC et al. Magnetic resonance imaging of the lumbar spine in people without back pain. N Engl J Med. 1994. PMID 8208267
  9. Brinjikji W et al. Systematic literature review of imaging features of spinal degeneration in asymptomatic populations. AJNR Am J Neuroradiol. 2015. PMID 25430861
  10. Ahn UM et al. Cauda equina syndrome secondary to lumbar disc herniation: a meta-analysis of surgical outcomes. Spine. 2000. PMID 10851100
  11. Radhakrishnan K et al. Epidemiology of cervical radiculopathy. A population-based study from Rochester, Minnesota, 1976 through 1990. Brain. 1994. PMID 8186959
  12. Lurie JD et al. Surgical versus nonoperative treatment for lumbar disc herniation: eight-year results for the Spine Patient Outcomes Research Trial. Spine. 2014. PMID 24153171
  13. Gadjradj PS et al. Full endoscopic versus open discectomy for sciatica: randomised controlled non-inferiority trial. BMJ. 2022. PMID 35190388

Contenuto informativo: non sostituisce la visita medica, la diagnosi o una terapia personalizzata. Illustrazioni a scopo didattico. Ultima revisione: ottobre 2026.