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Dr. Vito Lavanga

 

Patologie · Colonna cervicale e lombare

Discopatia cervicale e lombare: che cos’è, quando fa male e come si cura

Letta dal Dr. Vito Lavanga

Con il termine discopatia si indica la degenerazione di uno o più dischi intervertebrali: il disco perde acqua, si abbassa e può fissurarsi. È un reperto molto frequente alla risonanza magnetica, anche in chi non ha alcun dolore [1]. Diventa un problema quando provoca un dolore che non passa o quando, insieme a un’ernia o a una stenosi, comprime un nervo. Nella grande maggioranza dei casi si cura senza intervento.

Dal 37% al 96%le persone senza mal di schiena che mostrano segni di degenerazione del disco alla risonanza, passando dai 20 agli 80 anni [1].
Genetical’ereditarietà pesa sulla degenerazione del disco più dei carichi di lavoro; il fumo ha un effetto reale ma piccolo [3].
Esercizioè la prima scelta nella lombalgia cronica, prima dei farmaci [8] [9].
11 annidopo una media di 11 anni, nessuna differenza tra artrodesi e riabilitazione intensiva nella lombalgia cronica senza compressione dei nervi [13].

Che cos’è la discopatia

Tra una vertebra e l’altra si trova un disco che fa da ammortizzatore: al centro c’è il nucleo polposo, un gel ricco d’acqua, circondato dall’anello fibroso, fatto di strati di fibre incrociate. Con il tempo il disco può perdere acqua e altezza, e l’anello può sviluppare piccole fissure.

Gli studi distinguono il normale invecchiamento del disco dalla vera degenerazione, cioè un cedimento della struttura del disco (fissure, ernie, lesioni delle placche vertebrali) a cui le cellule del disco rispondono in modo anomalo. Si parla di malattia degenerativa del disco solo quando il disco degenerato è anche doloroso [2]. Anche i termini del referto hanno un significato preciso: la bombatura (bulging) è un’estensione ampia e uniforme del disco oltre i suoi margini, mentre protrusione ed estrusione indicano un’ernia vera e propria [15].

Due vertebre lombari con il disco intervertebrale: nucleo polposo, anello fibroso, sacco durale e radici nervose
Figura 1

Il disco sano e le radici nervose

Due vertebre lombari con il disco tra loro: uno spicchio è stato tolto per mostrare l’interno.

Cosa mostra ogni numero
  • 1Nucleo polposo. Il gel centrale, ricco d’acqua: è la parte che per prima perde idratazione nella discopatia.
  • 2Anello fibroso. Strati concentrici di fibre che contengono il nucleo; con gli anni possono comparire fissure.
  • 3Corpo vertebrale. La parte anteriore e più robusta della vertebra, che sostiene il peso.
  • 4Sacco durale. La guaina che contiene il liquor e le radici nervose.
  • 5Radici nervose. Escono di lato attraverso i forami: se il disco o un’ernia le comprimono, il dolore scende alla gamba.
  • 6Elementi posteriori. Processi spinosi, processi trasversi e faccette articolari.

Illustrazione semplificata, la stessa usata nella pagina sull’ernia del disco.

Perché il disco degenera

Per decenni la discopatia è stata considerata soprattutto il frutto dell’“usura” e dei lavori pesanti. Gli studi sui gemelli hanno cambiato questa idea: la degenerazione del disco dipende in larga parte dall’ereditarietà, mentre le differenze di carico fisico sul lavoro e nel tempo libero hanno mostrato un effetto sorprendentemente piccolo. Il fumo aumenta la degenerazione, ma in misura modesta; peso corporeo e forza muscolare contano più dei carichi lavorativi, e il carico quotidiano abituale potrebbe perfino fare bene al disco [3].

Tra le cause riconosciute ci sono quindi la predisposizione genetica, l’età, il limitato nutrimento del disco (che ha pochi vasi sanguigni) e la storia dei carichi, che insieme possono indebolire il disco fino a farlo cedere anche durante le attività di tutti i giorni [2]. Un disco adulto ha una capacità di riparazione limitata: per questo l’obiettivo delle cure è far stare bene la persona, non “ringiovanire” il disco.

I sintomi: schiena e collo

Discopatia lombare. Il sintomo più comune è il mal di schiena che varia con le posizioni e i carichi, spesso a fasi alterne. Se al disco degenerato si associa un’ernia del disco o un restringimento del canale (stenosi lombare), il dolore può scendere lungo la gamba con formicolio o perdita di forza. Quando il disco si abbassa molto può contribuire anche allo scivolamento di una vertebra (spondilolistesi).

Discopatia cervicale. Dà dolore e rigidità al collo. Se il disco, un’ernia o gli osteofiti (“becchi” ossei) comprimono una radice nervosa, il dolore si irradia al braccio: è la cervicobrachialgia. Se la compressione riguarda il midollo spinale si parla di mielopatia cervicale: mani goffe, difficoltà nei gesti fini, cammino incerto. È una condizione da valutare senza ritardi [10].

Quando rivolgersi subito al medico

Alcuni segnali richiedono una valutazione urgente, perché possono indicare una compressione grave dei nervi o una causa diversa dalla discopatia [14]:

  • perdita di forza alle gambe o alle braccia che peggiora;
  • difficoltà a urinare, perdita di controllo di vescica o intestino, insensibilità della zona genitale e interna delle cosce;
  • febbre, calo di peso non spiegato o una storia di tumore;
  • dolore dopo un trauma importante, o in caso di osteoporosi nota;
  • mani goffe e cammino instabile che compaiono o peggiorano.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi parte dalla visita: la storia del dolore, l’esame della forza, dei riflessi e della sensibilità. La risonanza magnetica mostra lo stato dei dischi: un disco sano è chiaro nelle sequenze T2 perché ricco d’acqua, quello degenerato diventa più scuro e più basso. I radiologi lo classificano in cinque gradi (classificazione di Pfirrmann), con buona affidabilità tra osservatori diversi [4].

Nel referto si trovano spesso le alterazioni di Modic, cambiamenti dell’osso accanto al disco descritti in tre tipi [6]. Sono presenti in una mediana del 43% delle persone con lombalgia o sciatica contro il 6% della popolazione generale [5]; nelle persone fino a 50 anni il tipo 1 è associato al mal di schiena più degli altri [7].

Il punto chiave è che dischi scuri, bombature e piccole protrusioni sono molto comuni anche in chi sta bene, e diventano più frequenti con l’età [1]. Sotto i 50 anni sono un po’ più frequenti in chi ha mal di schiena [7], ma da sole non spiegano il dolore. La risonanza va sempre letta insieme ai sintomi e alla visita.

Schema di risonanza magnetica sagittale T2 della colonna lombare: dischi sani chiari e disco L4-L5 scuro e abbassato
Figura 2

Disco sano e disco degenerato alla risonanza

Schema di una risonanza lombare in sezione laterale (sagittale), sequenza T2: in bianco l’acqua.

Schema didattico, non una risonanza di un paziente. A sinistra la parte anteriore, a destra la schiena; dall’alto in basso L3, L4, L5 e il sacro.

Cosa mostra ogni numero
  • 1Corpo vertebrale. Le vertebre appaiono grigie, con un segnale uniforme.
  • 2Disco sano (L3-L4). Chiaro in T2 perché ricco d’acqua.
  • 3Disco degenerato (L4-L5). Più scuro e più basso (il cosiddetto “disco nero”): ha perso acqua. È il quadro tipico della discopatia.
  • 4Piccola ernia. Sporgenza scura dietro al disco che entra nel canale: non sempre è presente.
  • 5Liquor. Il liquido che circonda le radici: in T2 è bianco brillante.
  • 6Radici della cauda equina. Le linee sottili che scendono nel liquor.
  • 7Processi spinosi. Gli elementi ossei posteriori.
  • 8Disco sano (L5-S1). Di nuovo chiaro, con altezza conservata.

Lo stesso schema è usato nella pagina sull’ernia del disco.

Le cure senza intervento

Nella lombalgia cronica le linee guida dell’American College of Physicians raccomandano di partire dalle cure non farmacologiche: esercizio terapeutico, riabilitazione multidisciplinare, esercizi di controllo motorio, terapia cognitivo-comportamentale, tecniche di rilassamento e mindfulness, yoga o tai chi, agopuntura o manipolazioni. Se non bastano, si considerano i farmaci antinfiammatori come prima scelta [8].

L’esercizio è il trattamento con le prove più solide: una revisione Cochrane di 249 studi conclude che riduce il dolore in modo clinicamente importante rispetto a nessun trattamento o alle cure abituali [9]. Per questo il percorso conservativo si costruisce con i fisioterapisti di Ortho-Next, con un programma personalizzato e progressivo. Nella fase acuta, quando il dolore si irradia alla gamba o al braccio, si possono valutare in casi selezionati anche le infiltrazioni.

Quando si valuta l’intervento

Se c’è solo mal di schiena, senza compressione dei nervi, l’intervento non è la prima strada. Tre studi randomizzati hanno confrontato l’artrodesi lombare con una riabilitazione intensiva basata su esercizio e approccio cognitivo-comportamentale: a uno-due anni i risultati sono stati simili o con una differenza minima [11] [12], e dopo una media di 11 anni non c’era alcuna differenza [13].

La chirurgia si valuta invece quando la discopatia si accompagna a una compressione dei nervi con sintomi importanti o deficit, a una mielopatia cervicale, a uno scivolamento vertebrale o a una deformità, sempre dopo una visita e con esami che corrispondono ai sintomi. A seconda del caso le tecniche sono:

La decisione si prende sempre insieme al paziente: non si opera un’immagine, si cura una persona.

Vivere con la discopatia

Una discopatia alla risonanza non significa avere una schiena fragile. Restare attivi, camminare ogni giorno, mantenere forti i muscoli del tronco e un peso adeguato, non fumare e fare pause frequenti quando si sta seduti a lungo aiutano a controllare i sintomi. Il movimento quotidiano non danneggia il disco [3] [11].

Dott. Vito Lavanga, ortopedico e chirurgo della colonna vertebrale, oltre 2.300 interventi. Riceve a Ortho-Next, Lainate, e nelle altre sedi in cui opera.

Approfondimenti correlati

Riferimenti scientifici (PubMed)

  1. Brinjikji W et al. Systematic literature review of imaging features of spinal degeneration in asymptomatic populations. AJNR Am J Neuroradiol. 2015. PMID 25430861
  2. Adams MA, Roughley PJ. What is intervertebral disc degeneration, and what causes it? Spine. 2006. PMID 16915105
  3. Battié MC et al. The Twin Spine Study: contributions to a changing view of disc degeneration. Spine J. 2009. PMID 19111259
  4. Pfirrmann CW et al. Magnetic resonance classification of lumbar intervertebral disc degeneration. Spine. 2001. PMID 11568697
  5. Jensen TS et al. Vertebral endplate signal changes (Modic change): a systematic literature review of prevalence and association with non-specific low back pain. Eur Spine J. 2008. PMID 18787845
  6. Modic MT et al. Degenerative disk disease: assessment of changes in vertebral body marrow with MR imaging. Radiology. 1988. PMID 3336678
  7. Brinjikji W et al. MRI findings of disc degeneration are more prevalent in adults with low back pain than in asymptomatic controls: a systematic review and meta-analysis. AJNR Am J Neuroradiol. 2015. PMID 26359154
  8. Qaseem A et al. Noninvasive treatments for acute, subacute, and chronic low back pain: a clinical practice guideline from the American College of Physicians. Ann Intern Med. 2017. PMID 28192789
  9. Hayden JA et al. Exercise therapy for chronic low back pain. Cochrane Database Syst Rev. 2021. PMID 34580864
  10. Theodore N. Degenerative cervical spondylosis. N Engl J Med. 2020. PMID 32640134
  11. Brox JI et al. Randomized clinical trial of lumbar instrumented fusion and cognitive intervention and exercises in patients with chronic low back pain and disc degeneration. Spine. 2003. PMID 12973134
  12. Fairbank J et al. Studio randomizzato MRC (Regno Unito): artrodesi lombare a confronto con un programma di riabilitazione intensiva nella lombalgia cronica. BMJ. 2005. PMID 15911537
  13. Mannion AF, Brox JI, Fairbank JC. Comparison of spinal fusion and nonoperative treatment in patients with chronic low back pain: long-term follow-up of three randomized controlled trials. Spine J. 2013. PMID 24200413
  14. Finucane LM et al. International Framework for Red Flags for Potential Serious Spinal Pathologies. J Orthop Sports Phys Ther. 2020. PMID 32438853
  15. Fardon DF et al. Lumbar disc nomenclature: version 2.0. Spine J. 2014. PMID 24768732

Contenuto informativo: non sostituisce la visita medica, la diagnosi o una terapia personalizzata. Illustrazioni didattiche semplificate.